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Etica - La situazione a Soriano Lunedì, 3 settembre 2001 Soriano nel Cimino Dopo aver appreso che qualcuno ha "migliorato" degli appigli di alcuni dei blocchi di questa bellissima "boulder area", al cui sviluppo anch'io ho cercato di contribuire, ho voluto verificare quanto era successo. Così ho visto le modifiche apportate alle prese iniziali di "Mifune". Altri interventi hanno riguardato "Dogma" al Sasso Madre e "Linea Gotica". Bertrand, con chissà quale pena nel cuore, ha riparato i danni con la resina, mai segni sono ancora visibili. E me lo immagino, lo scalpellino. Nel silenzio della foresta, armato di attrezzi di poco conto, gratta, lima, toglie un millimetro qui, uno li, per migliorare quelle tacche, quei buchi e quegli svasi che le sue mani ed i suoi piedi non riescono ad utilizzare. Già. Proprio non ci riesce ad utilizzarli quello schifo di appigli. E allora bisogna darsi da fare. Con martello e bulino. Poco poco, quel tanto che basta per potersi tenere. Magari fino a ripeterli, questi cazzo di passaggi. Insomma un lavoretto di fino, che avrebbe anche potuto passare inosservato consegnando a sicura ed immortale gloria il nostro scalpellino. Purtroppo per lui, le cose non sono andate così, ed i riflettori si sono accesi non sulle sue brillanti realizzazioni sportive, ma sul suo triste lavoro. Triste, perchè privo di immaginazione. Triste, perchè frutto di un intelletto obliquo teso non al leale confronto con le difficoltà, ma incline ad aggirarle con qualsiasi mezzo. Triste, perchè con quei suoi piccoli colpi, distrugge l'essenza di quei passaggi, il mistero custodito in quelle rocce. Mistero che qualcun altro ha svelato grazie alla sua immaginazione, alla sua energia, alla sua passione. E questa distruzione, riguarda drammaticamente tutti quelli che, a loro volta, hanno sognato di poter svelare quel mistero. Niente più misteri, nè sogni. Solo appigli ben fatti. Da tenere. Poi un altro spettacolo mi distoglie da queste considerazioni.Su ogni masso, tutto ciò che può rappresentare un appiglio o un appoggio, è segnalato da punti, cerchi, frecce e linee tracciati con la magnesite. Dappertutto, evidentissimi segni bianchi indicano sia dove mettere le mani e i piedi, sia la direzione del movimento. E ancora, immondizie ovunque. Cartacce, pezzi di stracci dei fantasmini, spazzole di ogni tipo, bottiglie e cerotti, formano un surreale disegno sul tappeto di foglie. Raccolgo quello che posso, cancello qualche segno bianco e penso che immondizie e segnalini, sebbene meno devastanti del bricolage della roccia, sono il frutto della stessa mentalità: una specie di sottocultura edonostica e narcisista nel cui ambito la roccia, o più in generale, uno sport, sono solo un mezzo di autoaffermazione. Questa "filosofia", si va sempre più diffondendo nelle nuove generazioni di arrampicatori, anche grazie all'esempio di certi cosiddetti "big". Il tutto nell'apparente indifferenza degli addetti ai lavori (stampa specializzata, associazioni e federazioni varie) che, su questi temi, raramente prendono posizioni chiare e decise e mai intraprendono serie campagne di informazione. Penso che il bouldering e, più generalmente l'arrampicata, siano un ottimo mezzo per conoscere ed apprezzare la natura che ci circonda, noi stessi e le nostre possibilità. Vorrei che ciò continuasse ad essere possibile per questa e per le successive generazioni. Credo pertanto, che sia giusto condannare e stigmatizzare con tutte le energie, quello che è accaduto a Soriano nel Cimino e che purtroppo succede in molti altri posti. L'arrampicata ha bisogno di leggende, per vivere, non di prese scavate, di segnalini o di pattume. Chi può, dia l'esempio, con i fatti e con le parole. Federico D'Isep |